CESANO – Negri replica a Indino: “La sfida è amministrare in anni difficili!”

da Si & No lunedì 25 marzo 2013
NEGRISono lusingato, ma non sorpreso, dell’attenzione che S. Indino mi ha attribuito nel corso della lunga intervista riportata da Sì o No la scorsa settimana. Oltre a non amare la politica fatta di personalismi e a provare imbarazzo nel parlare di me, l’influenza che mi si accredita nel corso di questi primi miei 5 anni di amministrazione mi pare eccessiva. Non merito tanto. Lo ringrazio però per aver sollevato dei temi amministrativi che mi stanno a cuore e su cui mi sono battuto con tenacia assieme al mio gruppo consiliare…
Partiamo dalla situazione politica. Non vedo contraddizione tra il fatto che “la Giunta sia ancora in sella” e la forte voce, a volte critica ma decisamente propositiva, che arriva da parte consistente della maggioranza. Abbiamo garantito stabilità a Sindaco e Giunta (lo dicono i voti in consiglio) ma non crediamo alla politica dei falsi unanimismi. Siamo leali, corretti ma non appiattiti e spenti.
In questi mesi in consiglio comunali abbiamo assunto decisioni importanti. E, dati i numeri, il PD è sempre stato il primo sostenitore della Giunta. Non penso sia sfuggito a nessuno che abbiamo approvato bilanci via-via più difficili e gravati dai tagli ai trasferimenti statali, il Piano di Governo del Territorio, la delicata trattativa per riacquisire l’area della Ferrovia da parte del Comune, l’aumento dell’addizionale IRPEF. Si è trattato di operazioni spesso estremamente delicate in cui – voglio sottolinearlo – è spiccato il senso di responsabilità soprattutto dei “giovani”, consiglieri di ultima elezione che si sono caricati il fardello di scelte del passato di cui certo non sono stati responsabili (vedi la piscina, la società patrimoniale, il nuovo cimitero, la rinegoziazione dei mutui in essere).
Allo stesso tempo, nel contesto della discussione interna alla maggioranza, abbiamo fatto sentire la nostra voce, non per dividere, ma per costruire sintonia intorno a proposte che fossero partecipate da tutti. E così non sono sorte 3 torri da 20 piani in via Vespucci. Il parchetto di via Goldoni e i campi da tennis di via Rossini non sono stati rimpiazzati da condomini. Continuiamo ad avere un asilo nido in centro ed abbiamo mantenuto la biblioteca nella splendida cornice di villa Marazzi. Abbiamo pensato a un centro storico completato da un’area verde anziché da un’ulteriore struttura pubblica del costo di 2.5 milioni di euro (e chissà quanto per la gestione). L’IMU sulla prima casa non è stata applicata in aliquota massima (0.6%) ma allo 0.45%, avvicinandosi all’aliquota base. E finalmente siamo riusciti a dare ai giovani una struttura in cui ritrovarsi e sviluppare nuovi percorsi culturali benché sembrava che fosse diversamente segnato il destino del centro di via Trento.
Cosa avremmo distrutto nel fare ciò, se non qualche progetto non adeguatamente ponderato e qualche interesse particolare?
Il punto è il seguente: non abbiamo contrastato la maggioranza, ma siamo anche noi parte viva della maggioranza e come tale vogliamo essere coinvolti nelle decisioni, nel rispetto dei ruoli, ovviamente. Il consiglio comunale in questi anni è stato soggetto attivo e non testimone silente, non solo alla luce dei volti dei neoeletti ma soprattutto di nuove istanze e sensibilità che si sono affacciate tra i banchi del parlamentino locale. E, non dimentichiamocelo, della crisi che è si è aggravata.
Nella mia precedente intervista ho lodato l’impulso dato dalle giunte degli anni ‘80/90(Fabbri, Marro e Brembilla) nel garantire uno sviluppo equilibrato e una socialità armonica a un piccolo centro che si stava accrescendo vertiginosamente grazie alla vicinanza a Milano e al lavoro offerto da un’opera straordinaria come la Sacra Famiglia.
Quanti investimenti (dal centro storico al parco Pertini, dalla Casa di musica alla Villa Marazzi, passando per il Parco della Natura alla Sala della Trasparenza)! Tra questi vanno annoverati anche rilevanti interventi sociali e culturali, come la Festa Patronale e la collaborazione con Città Viva per il teatro.
Il Cristallo rappresenta sicuramente un’eccellenza per Cesano. E penso che, benché si tratti di iniziativa privata e quindi caratterizzata dal rischio di impresa, sia giusto che venga sostenuta anche economicamente dal Comune.
La crisi però ha profondamente cambiato le nostre prospettive. E i comuni non sono più quelli che erano almeno fino agli anni ’90.
Oggi infatti sarebbe folle mettere in cantiere una delle opere ricordate sopra.
Allo stesso modo non si può pensare che il rapporto tra Comune e Città Viva possa perpetrarsi secondo gli schemi, ormai superati, del passato. Proprio mentre il sindaco deve capire dove tagliare la spesa per l’anno 2013 di 1.5 milioni di euro, non può arrivare una richiesta di contributo da 50mila euro per l’attività teatrale. Non è nelle cose.
Si badi bene, non è solo un problema di natura economica. Studiando la convenzionestipulata, si nota quanto risenta del passare degli anni: che senso ha confermare di anno in anno uno sconto di 2.5 euro per gli under 25 su biglietti del valore anche superiore alle 30 euro? Vogliamo incentivare i giovani a venire a teatro? Si pensi a riduzioni di gran lunga più vantaggiose e a spettacoli più
 appetibili. Che risultato straordinario se ne conseguirebbe in termini di diffusione della cultura!
Un discorso analogo si potrebbe fare per la festa patronale. Bisogna entrare nell’ottica che la sobrietà non è un vezzo di qualche pauperista ma una necessaria scelta programmatica.
Edmondo Berselli scriveva nel suo lungimirante L’Economia Giusta:
“Dovremo adattarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. … Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l’ abitudine.”
Non so se la crisi, come molti dicono, rappresenti un’opportunità. Di certo la rigidità è il peggior strumento con cui affrontarla.
Serve grande capacità di adattamento. E serve un nuovo modello nell’amministrare, che parta dalla ridefinizione delle priorità. Per chi ha una visione simile alla mia, in un contesto popolare come quello di Cesano, oggi si deve partire dall’urgenza sociale.
Dato che lo Stato sta trasferendo sempre meno soldi agli enti locali e che sarebbe anacronistico pensare di continuare ad alimentare la spesa corrente con gli oneri di urbanizzazione derivati dall’edilizia, soprattutto in un comune saturo come il nostro, ci si dovrà muovere nella direzione di una drastica revisione della spesa.
Pertanto, seppur supportati, sia il teatro che la festa patronale dovranno incidere meno sul bilancio comunale. Ça va sans dire!
Ci si venga incontro: il comune garantisca comunque un impegno, seppur in misura inferiore dal punto di vista economico, su festa patronale e stagione teatrale. Ma dall’altro lato vi sia la capacità di “fare con meno”. Magari una festa più corta e una stagione teatrale che coinvolga compagnie meno costose. Si può e si deve. Anche in maniera più trasparente (ad esempio pubblicando sul sito del comune il bilancio della festa patronale, cosa che chiediamo da anni…).
Leggo infine che Indino mi sfida (perché io? Mica sono assessore alla Cultura…) rispetto a una proposta che intende presentare per la gestione della Scuola di Musica. Seguirò con interesse la vicenda, ma sono da sempre convinto che ad ogni testa dovrebbe corrispondere al massimo un incarico. E mi pare che lui a Cesano sia già abbastanza impegnato dal punto di vista professionale… Perché invece non cogliere l’occasione di mettere alla prova qualche nuovo e volenteroso soggetto?
Simone Negri

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